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IL TESTO HA SUPERATO L’ESAME DELLA CAMERA, ORA PASSA AL SENATO

 Addio al vecchio fallimento Per le aziende c’è la liquidazione

 Rafforzato il ruolo del curatore: ripartirà l’attivo tra i creditori. Ci sarà un allarme preventivo per anticipare la crisi d’impresa Il governo Gentiloni ci prova a far fruttare questo poco tempo che gli è stato concesso. Ieri la Camera ha approvato a larghissima maggioranza - con 276 voti a favore, 1 contrario e 125 astenuti - il ddl di riforma del diritto fallimentare, fiore all’occhiello di Andrea Orlando. Aspettando il passaggio del Senato, si annuncia una rivoluzione nel settore. Scompare la parola stessa di «fallimento» a beneficio di «procedura di liquidazione giudiziale». Ed è contento il ministro della Giustizia, anche se ovviamente preoccupato che tutto possa finire nel nulla per morte anticipata della legislatura. «Mi auguro che il testo possa essere presto licenziato», dice. La riforma si porta dietro alcune novità importanti, attese da tanto tempo. La normativa attuale risale infatti al 1942 ed era oggettivamente datata. In estrema sintesi, si anticipano le procedure di allerta, si cerca di prevenire un default quando è ancora possibile, e si colma la lacuna che riguardava i gruppi di imprese. Innanzitutto si tratta di professionalizzare chi segue le imprese in difficoltà. E quindi presso le Camere di Commercio sarà istituito un vero e proprio «servizio di composizione assistita della crisi» con il compito di dare l’allerta in una fase preventiva. È dimostrato che l’87% delle imprese finite in fallimenti erano insolventi già tre anni prima. I segnali della crisi c’erano tutti. Una efficiente gestione delle procedure concorsuali richiederà una spiccata specializzazione, perciò le procedure di maggiori dimensioni saranno concentrate presso i tribunali delle imprese, la trattazione delle altre sarà ripartita tra un numero ridotto di tribunali. Quanto alla procedura vera e propria, considerando che oggi il 90% dei concordati proposti ha natura liquidatoria e quindi comporta il dissolvimento dell’impresa, si prevede un concordato che riesca a garantire la continuità aziendale, un adeguato mantenimento dei livelli occupazionali, una migliore soddisfazione dei creditori. Il concordato liquidatorio sarà ammesso soltanto qualora sia assicurato il rispetto della soglia di almeno il 20% di soddisfazione dei crediti chirografari. Si pone anche rimedio a una grave lacuna della legge, che oggi ignora il fenomeno dell’insolvenza dei gruppi d’imprese. Sarà perciò possibile svolgere una procedura unitaria per la trattazione della crisi e dell’insolvenza delle plurime imprese di uno stesso gruppo, individuando un unico tribunale competente nonché un assetto unitario della procedura. Infine si prevede una specifica tutela per chi compra immobili ancora da costruire. Dato che spesso i costruttori violano l’obbligo di fornire, al momento della conclusione del contratto, una fideiussione a garanzia dell’acquirente di immobili da costruire, sarà previsto che tutti gli atti di compravendita siano a pena di nullità. Spetterà ai notai il controllo di legittimità dell’atto. Commenta il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri: «Quest’ultimo controllo è a garanzia della serietà del mercato immobiliare». E dice Donatella Ferranti, Pd, presidente della commissione Giustizia: «È stato raggiunto un buon equilibrio tra l’esigenza di non decretare la “morte civile” dell’imprenditore in difficoltà e di garantire il giusto interesse dei creditori ad essere soddisfatti in tempi veloci».

[Francesco Grignetti, La Stampa, 02.02.2017,pg. 19]

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