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Gli sms e le e-mail hanno piena efficacia di prova nel giudizio civile. Per il disconoscimento colui contro il quale sono prodotte deve dimostrare, con elementi concreti e in maniera circostanziata ed esplicita, la non rispondenza con la realtà. La Corte di cassazione, con la sentenza 19155, depositata ieri, si affida al principio di diritto affermato e respinge il ricorso di un padre separato “condannato” a pagare la sua quota di retta dell’asilo.

Riportando gli assunti della più recente giurisprudenza in materia, la Suprema Corte ha ricordato, in primo luogo, che gli SMS contengono la rappresentazione di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti. Stesso discorso può estendersi alle e-mail.

Sms ed e-mail sono, infatti, riconducibili nell’ambito dell’articolo 2712 c.c. e, di conseguenza, formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate se colui contro il quale vengono prodotti non ne contesti la conformità ai fatti o alle cose medesime.

Sul punto, è stato anche precisato che l’eventuale disconoscimento di tale conformità non ha i medesimi effetti di quello della scrittura privata.

Difatti, mentre in quest’ultimo caso, in mancanza di richiesta di verificazione e di esito positivo della stessa, la scrittura non può essere utilizzata, nel primo caso non può escludersi che il giudice possa accertare la rispondenza all’originale anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni.

Inoltre, la Corte di Cassazione ha precisato: il disconoscimento idoneo a far perdere alle riproduzioni informatiche in oggetto la qualità di prova, anche se non è soggetto ai limiti e alle modalità di cui all’articolo 214 c.p.c., deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito, dovendosi concretizzare nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta.

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