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l 29 maggio scorso il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha presentato la Relazione annuale sullo stato dell’economia italiana. Letta dal punto di vista dei giuristi, essa contiene un’indicazione molto netta: il diritto non può essere considerato un elemento accessorio o esterno rispetto ai processi economici, ma ne costituisce una componente strutturale. La certezza delle regole, la qualità della produzione normativa, la stabilità del quadro regolatorio, il buon funzionamento della giustizia civile, l’efficienza degli appalti pubblici, la disciplina della crisi d’impresa, la protezione dei dati, la regolazione dell’intelligenza artificiale e la gestione dei rischi ambientali e climatici incidono direttamente sulla crescita, sulla propensione agli investimenti e sulla fiducia degli operatori.

Questo vale in modo particolare per la giustizia civile. La riduzione dell’arretrato e l’accorciamento dei tempi dei processi rappresentano obiettivi essenziali, ma non possono diventare l’unica misura della qualità del sistema. I miglioramenti sono reali: il tempo medio di definizione dei procedimenti di primo grado, il cosiddetto disposition time, è sceso a 435 giorni, con una diminuzione del 22% rispetto al 2019. Tuttavia, il traguardo fissato dal PNRR per il giugno di quest’anno — 245 giorni — rimane ancora distante.

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